Anna Maria Onetti: programmare la danza tra Nord e Sud

Cosa permette al sistema della danza italiano di funzionare?
Parte da questa domanda l’intervento di Annamaria Onetti, direttore del Festival Exister e del quarto Centro di produzione della danza italiano con sede a Milano, DANCEHAUSpiù.

La vocazione di questo luogo è quella di essere un centro internazionale in cui la danza sia promossa e sostenuta attraverso la formazione di un vasto pubblico e di una fertile rete di scambio. Uno dei suoi principali obiettivi è il supporto e la valorizzazione della giovane creatività, obiettivo che prende forma con un sistema di residenze destinate a giovani coreografi, per i quali l’approccio al mondo della coreografia non è, a primo impatto, dei più semplici.

L’Italia è infatti un paese in cui ancora oggi il lavoro artistico non viene considerato come capace di produrre un reddito, motivo per il quale è necessario, per chi intraprende la carriera di danzatore, conoscere i luoghi che rendono possibile la creazione di lavoro e il necessario sostentamento economico.

La Onetti, che oltre all’attività milanese è anche responsabile della distribuzione della danza in Basilicata, lavora con due realtà molto diverse, quella del nord e quella del sud, trovandosi a poter confrontare contesti culturali completamente diversi.

E’ quindi fondamentale, per una programmazione che richiami pubblico, una formazione adeguata di questo ed un luogo ideale ad accogliere lo spettacolo che si andrà a presentare. Ecco perché

bisogna guardare l’Italia con le sue peculiarità e capire come lavorare al meglio con queste; attraverso il ripensamento degli spazi teatrali, come può essere il lavoro in site-specific per alcuni luoghi, e la formulazione di proposte mirate al territorio, si può trovare un equilibrio tra le varie realtà presenti.

Diverse le domande poste dai ragazzi, tra queste quelle di Daniele e Marta, entrambi siciliani, che aprono un importante capitolo all’interno dell’incontro. Entrambi, partendo dal contesto siciliano, si chiedono cosa porti la gente a teatro oggi e cosa differenzi uno spettacolo forte da uno fragile. La risposta sta nell’alimentare il coinvolgimento emotivo e l’empatia di chi assisterà agli spettacoli, le persone sentono il bisogno di far parte di qualcosa e dare loro attenzioni significa creare un legame che potrà diventare solido e duraturo nel tempo. Ad esempio, un artista che a fine rappresentazione esce nel foyer per salutare il pubblico si mostra umano, creando una relazione che va oltre al solo spettacolo. Ma è anche importante, per mantenere questa sintonia, proporre lavori che possano essere stimolanti per chi assiste. Ecco che entriamo allora nella differenza tra le creazioni considerate forti e quelle considerate fragili. Se per fragili intendiamo lavori di giovani autori non ancora pronti per grandi platee, e quindi accuratamente posizionati in spazi minori e più tutelati, gli spettacoli forti hanno invece un’intensità e una forza tali che possono permettersi di essere presentati in luoghi e di fronte ad un pubblico più vasto. All’interno di un Festival ci sarà quindi spazio per entrambe le tipologie di lavoro, per dare luce alle varie realtà che compongono la coreografia contemporanea.

Ponendo fine ad un intervento ricco e articolato, Anna Maria Onetti ritorna alla domanda iniziale, Cosa permette al sistema della danza italiano di funzionare?, rispondendo che è necessaria una collaborazione ed uno scopo comune tra le parti , critici, operatori, danzatori, coreografi e centri coreografici, per permettere il continuo sviluppo e la crescita del sistema culturale, dalla base del pubblico alle strutture organizzative.logo-768x249.jpg

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