Come guardare uno spettacolo? Incontro con Marinella Guatterini

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Docente di Teoria ed Estetica della Danza alla Scuola Paolo Grassi, dove, dal 1994, è responsabile delle attività del Corso di Teatrodanza, saggista e critico di danza e balletto, Marinella Guatterini si presenta ai ragazzi di Transiti Energetici e, dopo una breve introduzione sul ruolo della critica oggi, invita i presenti a porle domande.

Con riferimento all’incontro aperto al pubblico all’interno della Fondazione Feltrinelli di Milano di pochi giorni prima con il critico e il coreografo greco Dimitri Papaioannou, (che durante il Festival Torino Danza di settembre ha presentato la sua ultima pièce The Great Tamer), viene subito posta alla Guatterini la domanda: “Come guardare uno spettacolo?. Inizia così una precisa e profonda analisi dello scheletro dello spettacolo e delle sue articolazioni.

Partiamo dal titolo, il quale è dirimente, senza infatti non esisterebbe lo spettacolo.                                          

William Forsythe è stato tra i primi a insegnarci l’importanza del nome dato al lavoro.

 

Estremamente importante è poi il “contenitore”, il luogo concreto in cui avviene la danza: la scenografia è dunque il secondo punto da analizzare.

Che cosa c’è in scena? Il palco è vuoto? Quanti danzatori ci sono?                                                                                 

Quale relazione hanno con lo spazio?

 

Ulteriore rivelazione di ciò che stiamo guardando è poi il costume, elemento che, nel corso delle varie epoche, ha subito, sulla scena, numerose variazioni e trasformazioni.

All’inizio, nel balletto, c’era la calzamaglia e la scarpa a punta. Con la New Dance, arrivano i piedi nudi che verranno poi coperti da scarpe da ginnastica, come nel caso di Twyla Tharp, la quale faceva correre i danzatori con apposite sneakers negli spazi aperti di New York.

Un esempio dell’importanza del costume lo ritroviamo nel lavoro di Pina Bausch, così come in quello di Papaioannou, entrambi portatori in scena di un vestiario che differenzia gli interpreti maschili da quelli femminili, mostrando una precisa volontà autoriale.

Cosa avviene sul piano sonoro? La musica non può essere casuale. Il silenzio stesso, in scena, diviene musica. La musica deve essere funzionale e decorativa.

Con queste parole, la Guatterini precisa la differenza tra danza e coreografia: quest’ultima ha sempre a che fare con la musica, mentre la prima può esistere anche senza, e ne è un esempio la danza verticale di Trisha Brown sui grattacieli di New York.

Un ultimo punto da considerare, nell’analisi che stiamo conducendo, è il tipo di luce che viene utilizzato e cosa sceglie di mostrare sulla scena.

Grazie a questa serie di elementi, lo spettacolo può essere analizzato e restituito attraverso articoli e mezzi di comunicazione, quali giornali o pagine web dedicate, ad un pubblico che non ha potuto assistere alla sua rappresentazione. Il ruolo del critico è così ancora oggi fondamentale per esaminare la struttura ed i cambiamenti che avvengono nell’arte della danza e nelle sue declinazioni. Guatterini infatti termina precisando che la critica non potrà mai restituire totalmente sulla carta un gesto o un intera coreografia, ed è pertanto fondamentale, per i critici, esercitare una grande capacità linguistica.

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