Viaggio alla scoperta delle residenze creative con Paolo Brancalion

Di SILVIA PEDERZANI

Con molto carisma Paolo Brancalion inizia la sua lezione ponendoci una domanda che ci mette subito sull’attenti: “Che cos’è per voi una residenza?”Domanda non facile, ma ne sono usciti molti spunti. Ne è uscita l’idea che una Residenza artistica sia uno spazio per creare, ricercare, verificare un proprio punto di vista, anche grazie al supporto e al confronto con altre persone.

Oggi quando parliamo di residenza artistica pensiamo al Decreto Ministeriale del 2014, nel quale vengono sanciti i nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo (EH??? Se non ne sapete nulla dovete leggere il resoconto del primo incontro, con Patrizia Coletta). L’inserimento delle residenze nel DM2014 è stato un importante riconoscimento, poichè già da prima esse esistevano per dare sostegno ai giovani artisti, ma non vi era l’appoggio economico dello stato; inoltre il decreto ha aperto il dialogo tra lo Stato e le Regioni, dando a queste ultime una maggiore responsabilità per quanto riguarda l’assegnazione delle residenze; ed infine riconosce ad esse il solo valore qualitativo,a differenza per esempio dei centri di produzione, o dei teatri, ai quali i finanziamenti sono attribuiti tramite valutazione secondo algoritmi e numeri, premiando piuttosto un valore quantitativo.

Ma facciamo un passo indietro. Forse non è ancora molto chiaro cosa sia effettivamente una residenza creativa.

Per ricercare le sue origini dobbiamo tornare indietro nel tempo di giusto qualche secolo. Già nella Roma Imperiale alla corte Augustea era nata l’idea di raggruppare e raccogliere artisti dei dintorni per proteggerli e offrire loro un locus amoenus per praticare l’otium(=ozio), in un luogo piacevole dove prendersi cura di se stessi. L’obiettivo era quella di dislocare gli artisti dalla quotidinità per offrirgli uno spazio per coltivare la cultura, curarsi dell’arte. Nel 400con il Rinascimento abbiamo l’Accademia neoplatonicacreata da Cosimo de Medici. Poi ancora, con la Commedia dell’arte nel XVI secolo l’arte diventa un vero e proprio mestiere, viene introdotto il pagamente dell’artista, vengono creati degli spazi appositi dove tutto ciò avvenga, come per esempio il Petit Bourbon o il Palais Royal. Giungendo a tempi più vicini a noi, ricordiamo che nel 1910 a Dresdaviene costruita la scuola di Hellerau, fondata da Emile Jacques Dalcroze e Adolphe Appia; un luogo non solo dove si apprendono tecniche recitative e di danza, ma anche di ricerca dell’equilibrio e dell’armonia. Ancora, nella Russia rivoluzionaria vengono creati gli studi di Stanislavskij e Mejerchol’d, laboratori di studio e creazione alternativi ai processi tradizionali. Nella Borgogna Jacques Copeau, ricerca un nuovo pubblico, che possa dare dei feedback più reali rispetto alle rappresentazioni, si sposta quindi nelle campagne, cerca i suoi spettatori tra i contadini. Alla Biennale del Teatro del 1975, Luca Ronconipropone progetti per dialogare maggiormente con il pubblico e lavorare con la gente, anche attraverso laboratori che facciano da tramite per trasmettere le esperienze.

Sono stati proprio questi nomi, queste scuole, questi luoghi, a porre le basi per quella che oggi chiamiamo residenza. I suoi principi cardine, che si sono costituiti con dalle singole esperienze sedimentate nel tempo, sono:

  • Creareuno spazio e un tempo altri rispetto alla quotidianità;
  • Offrire un luogo dedicato l’ozium, al pensiero e alla ricerca;
  • Potenziareuno scambio tra artista e comunità, un confronto, un momento di crescita e formazione;
  • L’artista abita il luogo sociale;
  • Si parla di multidisciplinarietà, cioè dell’incontro di vari saperi, inguaggi, discipline;
  • Si sperimenta una modalità diversa di creazione e fruizione dello spettacolo.

Con l’avvento del decreto ministeriale del 2014 i titolari di residenza (diventati nel 2017 i Centri di residenza e gli Artisti nel territorio)si impegnano a offrire sostegno all’innovazione, ai giovani e alla ricerca; ad essere un tramite per la circuitazione, ed infine il così detto audience development,ovvero la mission imprescindibile del la formazione del pubblico.

Se volete qualche approfondimento in  più, rileggete l’articolo su Patrizia Coletta. In ogni caso, fossi in voi una letta al Decreto ministeriale del 2014 io la darei, anzi, facciamo quello del secondo triennio del 2017 che è più aggiornato vah!

 

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